L'Editoriale
GAZZETTA - De Laurentiis: "Dal 2017 a oggi ho ricevuto svariati interessamenti per il Napoli e ho rifiutato alcuni miliardi, la nostra squadra resterà dove merita, in alto, al prossimo tecnico chiedo personalità, umiltà ed entusiasmo"
22.06.2026 08:11 di Redazione
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NAPOLI - Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport. Ecco le sue parole: 

Presidente, this is Los Angeles, è come se per lei fosse un Mondiale di casa: lo sta seguendo?
 
"Certo, sto guardando le partite con mia moglie, i miei collaboratori e qualche amico. Ho visto Svizzera-Bosnia dal vivo al SoFi per onorare la nazione di mia moglie Jacqueline. Stadio straordinario, accoglienza perfetta. Una grande organizzazione anche nella viabilità e nei parcheggi, tutto senza file. Ho appena visto anche Belgio-Iran per salutare Kevin De Bruyne e Romelu Lukaku, due giocatori del Napoli. Gli Stati Uniti, invece, solo in tv: sono una squadra molto interessante…".
 
Che impressione le sta facendo il modo in cui gli Usa stanno organizzando un evento così globale? 
 
"È incredibile. Nonostante i prezzi molto alti, gli stadi, anche da 70.000 posti, sono sempre strapieni pure nei giorni feriali. Il messaggio che possiamo trarre è che, anche in America, quello che qui chiamano soccer possa diventare qualcosa di veramente importante".
 
In effetti, il calcio americano è cresciuto molto: qual è oggi la distanza tra le leghe americane e il calcio europeo? 
 
"La distanza è rappresentata dall’obbligo di pagare una franchigia molto alta per entrare a far parte anche della Mls e di avere alcuni requisiti importanti per partecipare. Oltre al fatto che non ci sono retrocessioni. Penso che il calcio europeo non riesca a coprire i propri costi e che stia collassando per i bilanci in crisi. Si dovrebbe rivedere tutto il sistema in maniera radicale e comportarsi come anni nella Nba. Si fermarono per una riflessione totale per poi ripartire più forti di prima, arrivando a valorizzare i 30 club con cifre variabili da 3,5 miliardi a 10 miliardi di dollari per i singoli club".
 
Gli americani trasformano ogni partita in un evento, lo si vede anche qua. In Serie A siamo ancora così lontani da questa cultura dello spettacolo? 
 
"Usciamo da un grande misunderstanding: calcio inteso come industria di sport e intrattenimento o solo sport? Se è un’industria di sport e intrattenimento, come io e molti altri crediamo, dovrebbe fare un vero bilancio tra costi e ricavi, contenendo il più possibile i costi e aumentando il più possibile i ricavi. Per renderlo più spettacolare dovremmo costruire nuovi stadi. Quelli che ci sono, sono troppo vecchi, obsoleti…".
 
Su questo tema cosa servirebbe? 
 
"Un aiuto economico dello stato, senza se e senza ma, perché non ci si dovrebbe mai dimenticare che il calcio muove 28 milioni di elettori. Viceversa, il freno alla crescita del calcio in Italia sarà sempre maggiore. E poi sburocratizzare, sburocratizzare, sburocratizzare. Abolire in un solo colpo tutte le norme che limitano e rallentano la realizzazione di nuovi impianti. Impedire a comuni, sovrintendenze e organi superiori di ostacolare la realizzazione, sotto la direzione del supercommissario per gli stadi, eletto ma non ancora del tutto operativo, che possa vigilare sulla qualità dei progetti. Sulle riforme necessarie per migliorare il calcio, sia chiaro: non ne esiste solo una, ma ci vuole coraggio. Questo è quello che manca, perché bisognerebbe azzerare tutto e rifondare il sistema in un modo che guardi al futuro e ai mutamenti generazionali".
 
Lei nel 2012 disse che il calcio sarebbe andato a finire nelle mani degli arabi o, comunque, in mano straniera: aveva visto bene… C’è il rischio che il calcio europeo perda progressivamente il controllo del proprio destino? 
 
"Dal 2017 a oggi ho ricevuto svariati interessamenti per il Napoli e ho rifiutato alcuni miliardi… Adesso dovremmo puntare a fantastici campionati nazionali con un numero minore di squadre, dotate però di capacità economiche e finanziarie e di bacini di utenza importanti, e dovremmo considerare importanti anche i campionati europei e mondiali per club, sempre trovando modalità che tutelino la salute dei calciatori, che non dovrebbero mai rischiare la loro incolumità giocando troppe partite. Non sono quindi preoccupato se fondi dovessero acquisire club europei. La preoccupazione semmai è che queste acquisizioni possano avvenire in un contesto stantio, senza guardare al futuro".
 
Restando invece a questo Paese, che America vede oggi? Los Angeles è un luogo di lavoro, di ispirazione o semplicemente una seconda casa? 
 
"È una seconda casa. Quando torno a Los Angeles provo un sentimento di vera libertà, e di rispetto per chi ha successo e paga le tasse. Non esiste invidia o rancore per chi sa lavorare e raggiunge grandi risultati".
 
Anche qui a LA i napoletani sono ovunque: come sarà la loro squadra nel 2026-27? 
 
"Il Napoli sarà, come da sempre, forte, competitivo e attraente. Immagini che qui a San Pedro c’è una comunità di 30.000 tifosi del Napoli. Quando all’Egyptian Theatre di Hollywood è stato proiettato il film dell’ultimo scudetto, le reazioni sono state entusiasmanti. Ecco, a tutti i napoletani dico semplicemente che la nostra squadra resterà dove merita, in alto".
 
Non è stato annunciato il nuovo allenatore, anche se tutti sanno chi sarà… In ogni caso, quale caratteristiche deve avere l’uomo che siederà sulla panchina del Napoli? 
 
"Al prossimo allenatore chiedo di avere una grande personalità, umiltà ed entusiasmo. Napoli è una società sana e forte, con una rosa alla quale non manca nulla e che se non avesse subito decine di infortuni avrebbe sicuramente lottato per lo scudetto fino alla fine".
 
Dopo due anni così intensi con due trofei, come si è lasciato con Antonio Conte? 
 
"Con Antonio c’è un rapporto di famiglia che resterà intatto nel tempo. Ripeto, la squadra è forte e resta tale".
 
Vedere il Mondiale senza Italia è una pena: sintetizzando, il problema è tecnico, culturale o manageriale? 
 
"Sento parlare della riduzione del campionato di Serie A a 18 squadre da circa 10 anni. Ho già più volte detto che oggi si gioca troppo. Non c’è il tempo sufficiente per allenare la Nazionale. Se riducessimo i campionati a 16 squadre inizieremmo già a diminuire il numero di partite dalle 380 attuali a 240, quindi 140 in meno di ora. Si avrebbero due mesi a disposizione alla fine del campionato per preparare veramente una Nazionale degna di competere ai massimi livelli. Sono sicuro che Malagò sarà la persona giusta al posto giusto e saprà anche risolvere i vari problemi che affliggono la serie A, nonché trovare soluzioni per gli azzurri".
 
Per chiudere, dopo tanti anni da presidente, qual è adesso la sua vera missione? 
 
"I prossimi anni li dovrò dedicare a risolvere due problemi importanti: stadio di proprietà e centro sportivo. Due problemi che mi impegneranno completamente nel prossimo futuro. Quando penso al Napoli, penso però al colore più bello, quel colore azzurro che congiunge all’orizzonte mare e cielo facendoli diventare una inimitabile immensità".
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GAZZETTA - De Laurentiis: "Dal 2017 a oggi ho ricevuto svariati interessamenti per il Napoli e ho rifiutato alcuni miliardi, la nostra squadra resterà dove merita, in alto, al prossimo tecnico chiedo personalità, umiltà ed entusiasmo"

di Redazione

22/06/2026 - 08:11

NAPOLI - Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport. Ecco le sue parole: 

Presidente, this is Los Angeles, è come se per lei fosse un Mondiale di casa: lo sta seguendo?
 
"Certo, sto guardando le partite con mia moglie, i miei collaboratori e qualche amico. Ho visto Svizzera-Bosnia dal vivo al SoFi per onorare la nazione di mia moglie Jacqueline. Stadio straordinario, accoglienza perfetta. Una grande organizzazione anche nella viabilità e nei parcheggi, tutto senza file. Ho appena visto anche Belgio-Iran per salutare Kevin De Bruyne e Romelu Lukaku, due giocatori del Napoli. Gli Stati Uniti, invece, solo in tv: sono una squadra molto interessante…".
 
Che impressione le sta facendo il modo in cui gli Usa stanno organizzando un evento così globale? 
 
"È incredibile. Nonostante i prezzi molto alti, gli stadi, anche da 70.000 posti, sono sempre strapieni pure nei giorni feriali. Il messaggio che possiamo trarre è che, anche in America, quello che qui chiamano soccer possa diventare qualcosa di veramente importante".
 
In effetti, il calcio americano è cresciuto molto: qual è oggi la distanza tra le leghe americane e il calcio europeo? 
 
"La distanza è rappresentata dall’obbligo di pagare una franchigia molto alta per entrare a far parte anche della Mls e di avere alcuni requisiti importanti per partecipare. Oltre al fatto che non ci sono retrocessioni. Penso che il calcio europeo non riesca a coprire i propri costi e che stia collassando per i bilanci in crisi. Si dovrebbe rivedere tutto il sistema in maniera radicale e comportarsi come anni nella Nba. Si fermarono per una riflessione totale per poi ripartire più forti di prima, arrivando a valorizzare i 30 club con cifre variabili da 3,5 miliardi a 10 miliardi di dollari per i singoli club".
 
Gli americani trasformano ogni partita in un evento, lo si vede anche qua. In Serie A siamo ancora così lontani da questa cultura dello spettacolo? 
 
"Usciamo da un grande misunderstanding: calcio inteso come industria di sport e intrattenimento o solo sport? Se è un’industria di sport e intrattenimento, come io e molti altri crediamo, dovrebbe fare un vero bilancio tra costi e ricavi, contenendo il più possibile i costi e aumentando il più possibile i ricavi. Per renderlo più spettacolare dovremmo costruire nuovi stadi. Quelli che ci sono, sono troppo vecchi, obsoleti…".
 
Su questo tema cosa servirebbe? 
 
"Un aiuto economico dello stato, senza se e senza ma, perché non ci si dovrebbe mai dimenticare che il calcio muove 28 milioni di elettori. Viceversa, il freno alla crescita del calcio in Italia sarà sempre maggiore. E poi sburocratizzare, sburocratizzare, sburocratizzare. Abolire in un solo colpo tutte le norme che limitano e rallentano la realizzazione di nuovi impianti. Impedire a comuni, sovrintendenze e organi superiori di ostacolare la realizzazione, sotto la direzione del supercommissario per gli stadi, eletto ma non ancora del tutto operativo, che possa vigilare sulla qualità dei progetti. Sulle riforme necessarie per migliorare il calcio, sia chiaro: non ne esiste solo una, ma ci vuole coraggio. Questo è quello che manca, perché bisognerebbe azzerare tutto e rifondare il sistema in un modo che guardi al futuro e ai mutamenti generazionali".
 
Lei nel 2012 disse che il calcio sarebbe andato a finire nelle mani degli arabi o, comunque, in mano straniera: aveva visto bene… C’è il rischio che il calcio europeo perda progressivamente il controllo del proprio destino? 
 
"Dal 2017 a oggi ho ricevuto svariati interessamenti per il Napoli e ho rifiutato alcuni miliardi… Adesso dovremmo puntare a fantastici campionati nazionali con un numero minore di squadre, dotate però di capacità economiche e finanziarie e di bacini di utenza importanti, e dovremmo considerare importanti anche i campionati europei e mondiali per club, sempre trovando modalità che tutelino la salute dei calciatori, che non dovrebbero mai rischiare la loro incolumità giocando troppe partite. Non sono quindi preoccupato se fondi dovessero acquisire club europei. La preoccupazione semmai è che queste acquisizioni possano avvenire in un contesto stantio, senza guardare al futuro".
 
Restando invece a questo Paese, che America vede oggi? Los Angeles è un luogo di lavoro, di ispirazione o semplicemente una seconda casa? 
 
"È una seconda casa. Quando torno a Los Angeles provo un sentimento di vera libertà, e di rispetto per chi ha successo e paga le tasse. Non esiste invidia o rancore per chi sa lavorare e raggiunge grandi risultati".
 
Anche qui a LA i napoletani sono ovunque: come sarà la loro squadra nel 2026-27? 
 
"Il Napoli sarà, come da sempre, forte, competitivo e attraente. Immagini che qui a San Pedro c’è una comunità di 30.000 tifosi del Napoli. Quando all’Egyptian Theatre di Hollywood è stato proiettato il film dell’ultimo scudetto, le reazioni sono state entusiasmanti. Ecco, a tutti i napoletani dico semplicemente che la nostra squadra resterà dove merita, in alto".
 
Non è stato annunciato il nuovo allenatore, anche se tutti sanno chi sarà… In ogni caso, quale caratteristiche deve avere l’uomo che siederà sulla panchina del Napoli? 
 
"Al prossimo allenatore chiedo di avere una grande personalità, umiltà ed entusiasmo. Napoli è una società sana e forte, con una rosa alla quale non manca nulla e che se non avesse subito decine di infortuni avrebbe sicuramente lottato per lo scudetto fino alla fine".
 
Dopo due anni così intensi con due trofei, come si è lasciato con Antonio Conte? 
 
"Con Antonio c’è un rapporto di famiglia che resterà intatto nel tempo. Ripeto, la squadra è forte e resta tale".
 
Vedere il Mondiale senza Italia è una pena: sintetizzando, il problema è tecnico, culturale o manageriale? 
 
"Sento parlare della riduzione del campionato di Serie A a 18 squadre da circa 10 anni. Ho già più volte detto che oggi si gioca troppo. Non c’è il tempo sufficiente per allenare la Nazionale. Se riducessimo i campionati a 16 squadre inizieremmo già a diminuire il numero di partite dalle 380 attuali a 240, quindi 140 in meno di ora. Si avrebbero due mesi a disposizione alla fine del campionato per preparare veramente una Nazionale degna di competere ai massimi livelli. Sono sicuro che Malagò sarà la persona giusta al posto giusto e saprà anche risolvere i vari problemi che affliggono la serie A, nonché trovare soluzioni per gli azzurri".
 
Per chiudere, dopo tanti anni da presidente, qual è adesso la sua vera missione? 
 
"I prossimi anni li dovrò dedicare a risolvere due problemi importanti: stadio di proprietà e centro sportivo. Due problemi che mi impegneranno completamente nel prossimo futuro. Quando penso al Napoli, penso però al colore più bello, quel colore azzurro che congiunge all’orizzonte mare e cielo facendoli diventare una inimitabile immensità".