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IL PROGETTO - "Sette Opere per la Misericordia", in mostra le opere donate da sette artisti internazionali al Pio Monte ispirate alla misericordia
20.01.2026 15:51 di Redazione
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Sabato 24 gennaio alle ore 11 inaugura al Pio Monte della Misericordia l’VIII edizione di Sette Opere per la Misericordia, progetto che invita sette artisti di fama internazionale a donare una propria opera, ispirata liberamente al tema della misericordia.

Protagonisti dell’edizione 2026 sono Antony Gormley, Holly Herndon e Mat Dryhurst, Yu Hong, Max Renkel, David Salle, Marco Tirelli e Lee Ufan, artisti di diversa provenienza e sensibilità, che hanno accolto con grande generosità l’invito a condividere la missione dell’Ente attraverso un gesto di mecenatismo puro, donando i propri lavori che entreranno stabilmente nella collezione del Pio Monte. con la dicitura “Dono dell’Artista”.

Le opere saranno esposte fino al 24 aprile 2026 nella chiesa del Pio Monte, in dialogo diretto con il capolavoro di Michelangelo Merisi da Caravaggio custodito sull’altare maggiore, rinnovando a oltre quattrocento venti anni di distanza quel legame profondo tra arte, carità e impegno civile che nel 1606 portò i Governatori del Pio Monte a commissionare al Merisi le Sette Opere di Misericordia, ancora oggi cuore simbolico e spirituale del complesso monumentale.

Ad inaugurare l’iniziativa, sabato 24 gennaio, saranno Fabrizia Paternò di San Nicola, Soprintendente del Pio Monte della Misericordia, Mario Codognato, curatore della mostra e del catalogo di "Sette opere per la Misericordia", Alberto Sifola, Governatore al Patrimonio Mobiliare Artistico e Archivistico del Pio Monte della Misericordia e Maria Grazia Leonetti Rodinò, ideatrice e responsabile del progetto "Sette opere per la Misericordia".

Il progetto Sette Opere per la Misericordia, ideato nel 2011 da Maria Grazia Leonetti Rodinò, storica dell’arte e già Governatore ai Beni Culturali ed Artistici del Pio Monte, e curato sin dalla prima edizione da Mario Codognato, è finanziato con il contributo della Regione Campania, Direzione Generale per le Politiche Culturali e il Turismo, ai sensi della L.R. 7/2003, Piano per la promozione culturale. L’iniziativa nasce quindici anni fa con l’obiettivo di rinnovare la vocazione culturale e sociale del Pio Monte della Misericordia attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea, riaffermando il valore della cultura come strumento capace di generare azioni di solidarietà e di sostenere concretamente le attività assistenziali, educative e formative dell’Istituzione.

Le opere presentate riflettono un’ampia varietà di tecniche e linguaggi, dalla scultura alla pittura, dal disegno su carta e su tavola all’uso di materiali misti, dall’acquerello alla fotografia e alle tecniche digitali, fino alla sperimentazione con l’intelligenza artificiale e i processi generativi. Un insieme eterogeneo di pratiche che testimonia la pluralità degli approcci contemporanei e la capacità di ciascun artista di declinare il tema della misericordia attraverso il proprio vocabolario formale.

Lo scultore britannico Antony Gormley affronta il tema della misericordia muovendo dal corpo umano, inteso come luogo originario dell’esperienza e della vulnerabilità, una presenza fisica esposta a forze invisibili che ne sollecitano l’equilibrio e la condizione esistenziale. Gli artisti Holly Herndon e Mat Dryhurst offrono nel loro lavoro una lettura profondamente contemporanea dei concetti di cura e collettività attraverso un’immagine generata con il primo modello di intelligenza artificiale DALL-E, nella quale il processo stesso di costruzione dell’opera assume la forma di un atto corale e condiviso. La pittrice Yu Hong concentra la propria ricerca sul corpo esposto e sull’esperienza del vivere e del morire, affidando a mani e piedi isolati, dipinti su fondo dorato, una forte valenza simbolica che richiama tanto la tradizione iconica quanto la durezza del vissuto contemporaneo, in un confronto diretto con la verità corporea cara anche a Michelangelo Merisi da Caravaggio. L’artista tedesco Max Renkel lavora sul confine instabile tra figurazione e astrazione, dando vita a un’immagine sospesa che interpreta la misericordia come spazio di apertura e possibilità percettiva. David Salle, pittore e incisore statunitense, intreccia immagini e linguaggi eterogenei, attingendo alla cultura di massa e alla storia dell’arte per riflettere sulla frammentazione della coscienza contemporanea. Marco Tirelli indaga la soglia tra visibile e invisibile attraverso una pittura rigorosa e mentale con un’opera sospesa tra geometria e intuizione, tra astrazione e reminiscenza, spingendo lo spettatore oltre la superficie, dentro quel territorio incerto dove il visibile si fa soglia del possibile. Il pittore, scultore e scrittore coreano Lee Ufan, influenzato dalle filosofie orientali del Buddismo Zen e del Taoismo, affida a un gesto pittorico essenziale una riflessione sul vuoto, sulla distanza e sulla relazione, chiedendo allo spettatore di contemplare lo spazio e il silenzio tra gli oggetti, piuttosto che gli oggetti stessi.

Anche questa edizione conferma la forte attenzione del progetto verso le giovani generazioni attraverso il concorso Sette Opere per la Misericordia, che prevede l’assegnazione di sette borse di studio, del valore di 1.000 euro ciascuna, a studentesse e studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli chiamati a confrontarsi con il tema della misericordia. I lavori vincitori, annunciati in occasione dell’inaugurazione, saranno esposti nella Quadreria del Pio Monte della Misericordia.

Le opere selezionate dei partecipanti al concorso sono state presentate al pubblico in una mostra dedicata, allestita fino al 22 gennaio presso il MUSAP grazie all’ospitalità del Circolo Artistico Politecnico ETS.

Con l’VIII edizione del progetto Sette Opere per la Misericordia diventano 56 le opere ad oggi donate da artisti italiani e internazionali, che contribuiscono ad ampliare la sezione permanente di arte contemporanea del Pio Monte della Misericordia, unica nel panorama museale italiano per qualità delle opere e finalità etiche, che custodisce, fra gli altri, lavori di Anish Kapoor, Mimmo Jodice, Mimmo Paladino, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis, Giberto Zorio, Francesco Clemente, Antonio Biasiucci, Marisa Albanese, Douglas Gordon, Jimmie Durham, Michal Rovner, Paul Thorel.

Un percorso che si consolida negli anni, che contribuisce al dialogo tra passato e presente, tra la grande eredità caravaggesca e le urgenze del nostro tempo.

Il progetto Sette opere per la Misericordia, gli artisti e le opere in mostra dell’edizione 2026 sono raccontati e descritti nel catalogo pubblicato da artem che raccoglie testi di Fabrizia Paternò di San Nicola, Alberto Sifola di San Martino, Maria Grazia Leonetti Rodinò, Mario Codognato e Giuseppe Gaeta. La pubblicazione riporta la storia del progetto e raccoglie, sin dalla sua nascita, i nomi di tutti gli autori ed artisti che hanno partecipato alle sette edizioni, con un elenco dettagliato delle opere esposte.

L’iniziativa riafferma il ruolo del Pio Monte come luogo vivo e attuale, capace di accogliere l’arte non come semplice ornamento, ma come strumento di riflessione, responsabilità e condivisione, fedele al principio che da oltre quattro secoli ne guida l’azione: dal Bello il Bene.

 

 

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IL PROGETTO - "Sette Opere per la Misericordia", in mostra le opere donate da sette artisti internazionali al Pio Monte ispirate alla misericordia

di Redazione

20/01/2026 - 15:51

Sabato 24 gennaio alle ore 11 inaugura al Pio Monte della Misericordia l’VIII edizione di Sette Opere per la Misericordia, progetto che invita sette artisti di fama internazionale a donare una propria opera, ispirata liberamente al tema della misericordia.

Protagonisti dell’edizione 2026 sono Antony Gormley, Holly Herndon e Mat Dryhurst, Yu Hong, Max Renkel, David Salle, Marco Tirelli e Lee Ufan, artisti di diversa provenienza e sensibilità, che hanno accolto con grande generosità l’invito a condividere la missione dell’Ente attraverso un gesto di mecenatismo puro, donando i propri lavori che entreranno stabilmente nella collezione del Pio Monte. con la dicitura “Dono dell’Artista”.

Le opere saranno esposte fino al 24 aprile 2026 nella chiesa del Pio Monte, in dialogo diretto con il capolavoro di Michelangelo Merisi da Caravaggio custodito sull’altare maggiore, rinnovando a oltre quattrocento venti anni di distanza quel legame profondo tra arte, carità e impegno civile che nel 1606 portò i Governatori del Pio Monte a commissionare al Merisi le Sette Opere di Misericordia, ancora oggi cuore simbolico e spirituale del complesso monumentale.

Ad inaugurare l’iniziativa, sabato 24 gennaio, saranno Fabrizia Paternò di San Nicola, Soprintendente del Pio Monte della Misericordia, Mario Codognato, curatore della mostra e del catalogo di "Sette opere per la Misericordia", Alberto Sifola, Governatore al Patrimonio Mobiliare Artistico e Archivistico del Pio Monte della Misericordia e Maria Grazia Leonetti Rodinò, ideatrice e responsabile del progetto "Sette opere per la Misericordia".

Il progetto Sette Opere per la Misericordia, ideato nel 2011 da Maria Grazia Leonetti Rodinò, storica dell’arte e già Governatore ai Beni Culturali ed Artistici del Pio Monte, e curato sin dalla prima edizione da Mario Codognato, è finanziato con il contributo della Regione Campania, Direzione Generale per le Politiche Culturali e il Turismo, ai sensi della L.R. 7/2003, Piano per la promozione culturale. L’iniziativa nasce quindici anni fa con l’obiettivo di rinnovare la vocazione culturale e sociale del Pio Monte della Misericordia attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea, riaffermando il valore della cultura come strumento capace di generare azioni di solidarietà e di sostenere concretamente le attività assistenziali, educative e formative dell’Istituzione.

Le opere presentate riflettono un’ampia varietà di tecniche e linguaggi, dalla scultura alla pittura, dal disegno su carta e su tavola all’uso di materiali misti, dall’acquerello alla fotografia e alle tecniche digitali, fino alla sperimentazione con l’intelligenza artificiale e i processi generativi. Un insieme eterogeneo di pratiche che testimonia la pluralità degli approcci contemporanei e la capacità di ciascun artista di declinare il tema della misericordia attraverso il proprio vocabolario formale.

Lo scultore britannico Antony Gormley affronta il tema della misericordia muovendo dal corpo umano, inteso come luogo originario dell’esperienza e della vulnerabilità, una presenza fisica esposta a forze invisibili che ne sollecitano l’equilibrio e la condizione esistenziale. Gli artisti Holly Herndon e Mat Dryhurst offrono nel loro lavoro una lettura profondamente contemporanea dei concetti di cura e collettività attraverso un’immagine generata con il primo modello di intelligenza artificiale DALL-E, nella quale il processo stesso di costruzione dell’opera assume la forma di un atto corale e condiviso. La pittrice Yu Hong concentra la propria ricerca sul corpo esposto e sull’esperienza del vivere e del morire, affidando a mani e piedi isolati, dipinti su fondo dorato, una forte valenza simbolica che richiama tanto la tradizione iconica quanto la durezza del vissuto contemporaneo, in un confronto diretto con la verità corporea cara anche a Michelangelo Merisi da Caravaggio. L’artista tedesco Max Renkel lavora sul confine instabile tra figurazione e astrazione, dando vita a un’immagine sospesa che interpreta la misericordia come spazio di apertura e possibilità percettiva. David Salle, pittore e incisore statunitense, intreccia immagini e linguaggi eterogenei, attingendo alla cultura di massa e alla storia dell’arte per riflettere sulla frammentazione della coscienza contemporanea. Marco Tirelli indaga la soglia tra visibile e invisibile attraverso una pittura rigorosa e mentale con un’opera sospesa tra geometria e intuizione, tra astrazione e reminiscenza, spingendo lo spettatore oltre la superficie, dentro quel territorio incerto dove il visibile si fa soglia del possibile. Il pittore, scultore e scrittore coreano Lee Ufan, influenzato dalle filosofie orientali del Buddismo Zen e del Taoismo, affida a un gesto pittorico essenziale una riflessione sul vuoto, sulla distanza e sulla relazione, chiedendo allo spettatore di contemplare lo spazio e il silenzio tra gli oggetti, piuttosto che gli oggetti stessi.

Anche questa edizione conferma la forte attenzione del progetto verso le giovani generazioni attraverso il concorso Sette Opere per la Misericordia, che prevede l’assegnazione di sette borse di studio, del valore di 1.000 euro ciascuna, a studentesse e studenti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli chiamati a confrontarsi con il tema della misericordia. I lavori vincitori, annunciati in occasione dell’inaugurazione, saranno esposti nella Quadreria del Pio Monte della Misericordia.

Le opere selezionate dei partecipanti al concorso sono state presentate al pubblico in una mostra dedicata, allestita fino al 22 gennaio presso il MUSAP grazie all’ospitalità del Circolo Artistico Politecnico ETS.

Con l’VIII edizione del progetto Sette Opere per la Misericordia diventano 56 le opere ad oggi donate da artisti italiani e internazionali, che contribuiscono ad ampliare la sezione permanente di arte contemporanea del Pio Monte della Misericordia, unica nel panorama museale italiano per qualità delle opere e finalità etiche, che custodisce, fra gli altri, lavori di Anish Kapoor, Mimmo Jodice, Mimmo Paladino, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis, Giberto Zorio, Francesco Clemente, Antonio Biasiucci, Marisa Albanese, Douglas Gordon, Jimmie Durham, Michal Rovner, Paul Thorel.

Un percorso che si consolida negli anni, che contribuisce al dialogo tra passato e presente, tra la grande eredità caravaggesca e le urgenze del nostro tempo.

Il progetto Sette opere per la Misericordia, gli artisti e le opere in mostra dell’edizione 2026 sono raccontati e descritti nel catalogo pubblicato da artem che raccoglie testi di Fabrizia Paternò di San Nicola, Alberto Sifola di San Martino, Maria Grazia Leonetti Rodinò, Mario Codognato e Giuseppe Gaeta. La pubblicazione riporta la storia del progetto e raccoglie, sin dalla sua nascita, i nomi di tutti gli autori ed artisti che hanno partecipato alle sette edizioni, con un elenco dettagliato delle opere esposte.

L’iniziativa riafferma il ruolo del Pio Monte come luogo vivo e attuale, capace di accogliere l’arte non come semplice ornamento, ma come strumento di riflessione, responsabilità e condivisione, fedele al principio che da oltre quattro secoli ne guida l’azione: dal Bello il Bene.