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IL PARERE - Pierini: "Il Napoli è una squadra che si deve ritrovare perché ha valori assoluti che le permetterebbero di giocarsela con Juve ed Inter"
06.12.2019 19:01

La redazione di CasaNapoli.net ha intervistato in vista di Udinese-Napoli per la rubrica “l’altra campana”, Alessandro Pierini. Attualmente allenatore dello Spezia Primavera, Pierini ha militato per tanti anni nella squadra bianconera. Fu uno dei protagonisti del rilancio dell’Udinese a fine anni ’90, quando i friulani riuscirono ad affermarsi in pianta stabile in Europa.

 

Nel periodo a Udine hai vissuto due fasi. In un primo momento la squadra lottava tra Serie A e B e poi riuscì a qualificarsi in Europa per tre anni consecutivi. Quale fu la svolta nella gestione Pozzo?

 

“Chiaramente non è stata una cosa avvenuta da un giorno all’altro. Nel calcio per poter raggiungere certi risultati ci vuole una programmazione. Credo che in quegli anni la famiglia Pozzo decise di investire veramente nell’Udinese cercando giovani italiani e non in giro per l’Italia e per l’Europa come hanno fatto per tantissimi anni. Intensificò la rete di scouting si muoveva molto nel mercato minore perché l’Udinese poteva attingere da giocatori poco conosciuti. Ma con persone di grande fiducia e professionalità sono riusciti a scovare dei giocatori dal settore giovanile e anche dall’estero come potevano essere Marcio Amoroso, Bierhoff, Helveg. Questo lavoro l’hanno portato avanti per tantissimi anni, ottenendo grandissimi risultati sia dal punto di vista sportivo che economico. Udine è una città che per un giocatore che ha bisogno di crescere e formarsi è ideale perché è una piazza tranquilla. C’era uno zoccolo duro di giocatori italiani a cui si aggregavano altri che man mano riuscivano ad integrarsi sia nel contesto calcistico che cittadino. All’epoca era una società che faceva da spola tra A e B e si ritrovò in Europa giocando un buon calcio“. 

 

L’Udinese oggi ha collezionato 14 punti in 14 partite. La squadra sembra in difficoltà nel fare risultati. Cosa manca in questo momento?

 

“Direi che negli ultimi hanno sono cambiate le priorità della famiglia Pozzo. Fino a qualche anno fa l’Udinese era stata la punta dell’iceberg di tutte le aziende dei Pozzo. Nel momento in cui il Watford è riuscito ad arrivare in Premier League sono cambiate un po’ le priorità. Soltanto di diritti televisivi il Watford incassa circa tre volte quello che incassa l’Udinese. Nel momento in cui sono riusciti a riportare la squadra in Premier i giocatori più bravi nelle proprietà di Pozzo non finiscono a Udine ma in Inghilterra. Questo ha fatto sì che la qualità della squadra ne abbia risentito e gli ultimi campionati molto anonimi credo che siano dovuti a questo. Infatti a Udine i tifosi ce l’hanno un po’ con i Pozzo, anche se c’è da dire che questa famiglia ha fatto tanto per la squadra e per il Friuli. E’ chiaro che vedo difficile che l’Udinese possa lottare per l’Europa come qualche anno fa. Il calcio è un business e i Pozzo sono sempre stati all’avanguardia”.

 

Udine può segnare il ritorno alla vittoria o assisteremo all’ennesima frenata?

 

“Sarà sicuramente una partita difficile per come arrivano tutte e due le squadre. Se mettiamo a confronto la qualità delle due squadre non ci sarebbe partita. Però gli stati d’animo contano tanto nel momento in cui si va ad affrontare una partita e sono due squadre che hanno dei problemi. L’Udinese è alle prese con il dubbio se rimane o meno Gotti come allenatore e credo che non faccia bene questa poca chiarezza. La società dovrebbe confermarlo fino a fine stagione o prendere un altro allenatore. Per quanto riguarda il Napoli è una sorpresa vederlo così basso in classifica perché la considero un’ottima squadra e non credo alla storia dei calciatori a fine ciclo. Allan, Mertens e Callejon sono giocatori che possono dare tantissimo. Probabilmente si è rotto qualcosa nel momento in cui è avvenuto l’ammutinamento con la società. Ancelotti forse non è riuscito a mediare questa rottura. E’ una squadra che si deve ritrovare perché ha valori assoluti che le permetterebbero di giocarsela con Juve ed Inter. Adesso ci sarà da riallacciare questa relazione soprattutto all’interno dello spogliatoio, che è fondamentale ai fini dei risultati. Poi chiaramente devono raggiungere i primi quattro posti che sono alla portata anche se in questo momento sono lontani”.

 

L’altra campana: il figlio Nicholas ha seguito le sue orme. E’ più difficile essere figlio d’arte o padre di un calciatore?

 

“Sono difficili entrambe le cose (sorride, ndr), poi dipende molto dal carattere delle persone. Da padre posso dire che vedere le partite di Nicholas crea un subbuglio, perché nonostante io abbia giocato a pallone e stia allenando, ti fa perdere un po’ di obiettività. E’ molto forte e ha le caratteristiche del calciatore moderno. Essere figlio d’arte credo che possa essere uno sprone per un figlio se riesce ad essere, come per Nicholas, giovane e già nel calcio che conta. Se i valori si somigliano è perché Nicholas ha le qualità per poter giocare in Serie A e lo dico da allenatore ed ex giocatore, non da padre. Deve migliorare tante cose e deve maturare, però le qualità le ha. Probabilmente se un figlio dovesse arrivare a giocare un calcio minore rispetto al padre potrebbe essere una frustrazione. Questo però dipende dal carattere personale e da come in famiglia si vivono queste cose. Quello che ho fatto nella mia carriera è dovuto al sacrificio e alla determinazione perché tecnicamente le mie caratteristiche erano normali. Lui ha qualità da vero giocatore perché ha forza, calcia bene di destro e sinistro. Forse gli manca un po’ di determinazione che avevo io ma sono convinto che se matura potrà fare molto bene”.

 

Da bianconero a bianconero: l’avventura con lo Spezia Primavera, raccontata da Pierini a “l’altra campana”

 

“Questo è il mio secondo anno. L’anno scorso abbiamo fatto un buon campionato e siamo arrivati ai play off. I ragazzi in una stagione sono cresciuti parecchio e sono contento del lavoro fatto. Come succede in tutte le Primavere ogni anno cambiano tanti giocatori che passano di categoria e bisogna ricominciare quasi interamente con un nuovo gruppo. Siamo partiti bene, forse anche meglio di quello che ci aspettavamo. La squadra ha fatto un ottimo precampionato ed abbiamo cominciato bene anche la stagione. Nell’ultimo mese abbiamo avuto un calo ma ci sta che i ragazzi possano avere poca continuità, perché spesso l’errore che i giovani fanno è pensare di aver fatto bene invece che continuare a migliorare. Credo comunque che possiamo lottare anche quest’anno per arrivare ai play off, nonostante abbiamo squadre forti nel girone. Sono contento perché si riesce a lavorare bene. Lo Spezia è una società seria che ti lascia lavorare e questo è importante al giorno d’oggi”.

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