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GAZZETTA - Marotta: "Sogno la Champions con l'Inter e poi la pensione, CR7 alla Juventus? Non ero d’accordo, la "Marotta league"? C’è troppa gente che non sa accettare la sconfitta"
06.06.2026 15:17 di Redazione
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Beppe Marotta, presidente dell'Inter, in un'intervista a La Gazzetta dello Sport, ha ripercorso la sua carriera: "La promozione in Serie A con il Venezia, quando attraversammo la laguna da vincenti sul Bucintoro, l’imbarcazione dei Dogi. Juventus? Non ero d’accordo con l'acquisto di Ronaldo, ma non me ne andai dalla Juventus per quello. Diciamo che quando la proprietà fa un passo avanti, il manager deve fare un passo indietro... Della Juventus ricordo tanti momenti belli e con Andrea Agnelli sono rimasto in buoni rapporti. Tornai a casa, incassando la più grande delusione della mia vita, senza avere alcun impegno. Il giorno dopo, esattamente il giorno dopo, mi arrivò un messaggio da un numero a me sconosciuto firmato Zhang. Chiamai subito Urbano Cairo per farmi confermare che quello era davvero il numero di Zhang. E così sono ripartito come Amministratore Delegato dell’Inter. E poi è arrivato il fondo Oaktree, nei confronti del quale nutro un’immensa riconoscenza. Ho grande stima per il loro approccio profondamente collaborativo e sinergico col club. A loro devo gratitudine per avermi offerto l’opportunità di diventare Presidente, chiudendo così, nel modo più bello, il cerchio della mia carriera". Sull'hashtag MarottaLeague che circola su internet: “Penso che sui social abbondino quei leoni della tastiera che non sanno nulla delle persone di cui parlano e del percorso che queste persone hanno fatto. Si fa in fretta a giudicare senza conoscere. Così si mette solo fango nel ventilatore. C’è troppa gente che non sa accettare la sconfitta, vittima della cultura del sospetto e dell’invidia". Sullo stadio: "Il nuovo San Siro va fatto e dovrà essere moderno, accogliente e sicuro, oltre che un simbolo di appartenenza. Da parte nostra, così come da parte del Milan, c’è una volontà forte e determinata. Il paradosso è che le due proprietà, Oaktree e RedBird, sono pronte a investire quasi 2 miliardi, eppure continuano a presentarsi ostacoli che rallentano e frenano il percorso. Snellire la burocrazia è una priorità. Mercato? Palestra piace a tutti. Certo piace anche a noi che abbiamo sempre creduto nell’anima italiana della nostra squadra. Gli italiani garantiscono l’identità e un legame diretto con il passato illustre di una squadra leggendaria come l’Inter. Credo che per vincere sia necessaria una cultura della vittoria, e solamente uno zoccolo duro di italiani la garantisce. Comunque, ripartiremo con la stessa ossatura e qualche innesto mirato”. Sui prossimi obiettivi: "Ero a San Siro quando l’Inter, nel 1965, vinse la seconda Coppa dei Campioni contro il Benfica, con il gol di Jair. Ecco, se vincessimo la Champions potrei anche andare in pensione". 

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di Redazione

06/06/2026 - 15:17

Beppe Marotta, presidente dell'Inter, in un'intervista a La Gazzetta dello Sport, ha ripercorso la sua carriera: "La promozione in Serie A con il Venezia, quando attraversammo la laguna da vincenti sul Bucintoro, l’imbarcazione dei Dogi. Juventus? Non ero d’accordo con l'acquisto di Ronaldo, ma non me ne andai dalla Juventus per quello. Diciamo che quando la proprietà fa un passo avanti, il manager deve fare un passo indietro... Della Juventus ricordo tanti momenti belli e con Andrea Agnelli sono rimasto in buoni rapporti. Tornai a casa, incassando la più grande delusione della mia vita, senza avere alcun impegno. Il giorno dopo, esattamente il giorno dopo, mi arrivò un messaggio da un numero a me sconosciuto firmato Zhang. Chiamai subito Urbano Cairo per farmi confermare che quello era davvero il numero di Zhang. E così sono ripartito come Amministratore Delegato dell’Inter. E poi è arrivato il fondo Oaktree, nei confronti del quale nutro un’immensa riconoscenza. Ho grande stima per il loro approccio profondamente collaborativo e sinergico col club. A loro devo gratitudine per avermi offerto l’opportunità di diventare Presidente, chiudendo così, nel modo più bello, il cerchio della mia carriera". Sull'hashtag MarottaLeague che circola su internet: “Penso che sui social abbondino quei leoni della tastiera che non sanno nulla delle persone di cui parlano e del percorso che queste persone hanno fatto. Si fa in fretta a giudicare senza conoscere. Così si mette solo fango nel ventilatore. C’è troppa gente che non sa accettare la sconfitta, vittima della cultura del sospetto e dell’invidia". Sullo stadio: "Il nuovo San Siro va fatto e dovrà essere moderno, accogliente e sicuro, oltre che un simbolo di appartenenza. Da parte nostra, così come da parte del Milan, c’è una volontà forte e determinata. Il paradosso è che le due proprietà, Oaktree e RedBird, sono pronte a investire quasi 2 miliardi, eppure continuano a presentarsi ostacoli che rallentano e frenano il percorso. Snellire la burocrazia è una priorità. Mercato? Palestra piace a tutti. Certo piace anche a noi che abbiamo sempre creduto nell’anima italiana della nostra squadra. Gli italiani garantiscono l’identità e un legame diretto con il passato illustre di una squadra leggendaria come l’Inter. Credo che per vincere sia necessaria una cultura della vittoria, e solamente uno zoccolo duro di italiani la garantisce. Comunque, ripartiremo con la stessa ossatura e qualche innesto mirato”. Sui prossimi obiettivi: "Ero a San Siro quando l’Inter, nel 1965, vinse la seconda Coppa dei Campioni contro il Benfica, con il gol di Jair. Ecco, se vincessimo la Champions potrei anche andare in pensione".