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CORTE D'APPELLO DI NAPOLI - Digitalizzazione della Giustizia, Covelli: "Sicurezza dei dati, interoperabilità e centralità dei giudice le condizioni dell'innovazione"
03.10.2026 15:33 di Redazione
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“La digitalizzazione della giustizia riguarda direttamente la fiducia dei cittadini nella giurisdizione, la tutela dei diritti e la capacità delle istituzioni di governare il patrimonio informativo prodotto dagli uffici giudiziari” così Maria Rosaria Covelli, portando il saluto della Corte d’Appello di Napoli al Convegno nazionale sulla digitalizzazione della Giustizia, promosso dal Centro Elettronico di Documentazione della Corte Suprema di Cassazione, in collaborazione con il Dipartimento per l'Innovazione tecnologica del Ministero della Giustizia, diretto da Antonella Ciriello.

La Presidente è intervenuta alla sessione “Giustizia digitale – interoperabilità, banche dati e sicurezza nell’epoca dell’IA”.

“La digitalizzazione – ha affermato - investe il modo in cui vengono esercitate delle funzioni fondamentali dello Stato. Dunque, deve innestarsi nel quadro della nostra Costituzione e della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. Riguarda innanzitutto i principi di autonomia, indipendenza e imparzialità, presidiati dal Csm e, sul piano dell'organizzazione, dal Ministero della Giustizia, ma che ogni magistrato, giudice togato e onorario deve attuare in concreto con competenza, formazione e responsabilità, ma riguarda direttamente anche gli articoli 24 e 111 della Costituzione, relativi al diritto di difesa, al giusto processo, al contraddittorio e alla motivazione dei provvedimenti".

L’intelligenza artificiale può assistere il lavoro giudiziario, "ma non può sostituire la decisione del magistrato.

Questo principio trova una precisa affermazione nella legge 23 settembre 2025, n. 132 che stabilisce che siano riservate al magistrato le decisioni relative all’interpretazione e applicazione della legge, alla valutazione dei fatti e delle prove e all’adozione dei provvedimenti.

Il giudice deve poter verificare l’output prodotto dal sistema, correggerlo e, quando necessario, rifiutarlo. È una vera e propria riserva di decisione umana".

Tra le priorità individuate, la protezione dei dati e la sicurezza: “Gli uffici giudiziari trattano quotidianamente informazioni particolarmente delicate, relative a procedimenti civili e penali, salute, famiglia, minori, vittime di reato e condizioni personali e patrimoniali. La loro protezione è parte integrante della funzione giudiziaria” ha affermato, richiamando anche il valore di strumenti quali anonimizzazione e pseudonimizzazione, “che consentono di favorire la conoscibilità della giurisprudenza riducendo l’identificabilità delle persone”.

Altro tema centrale è stato quello dell’interoperabilità, intesa “come possibilità di consentire lo scambio delle informazioni, quando esiste una base giuridica e per una finalità determinata, tra soggetti autorizzati e attraverso infrastrutture sicure e centralizzate”.

Una parte dell’intervento è stata dedicata al percorso di digitalizzazione del settore civile e di quello penale nel Distretto della Corte d’Appello di Napoli.

Riguardo il settore civile "La tecnologia deve agevolare la mediabiità delle liti e quindi l’attuazione degli strumenti di conciliazione".

La Presidente ha poi rimarcato “lo sforzo compiuto dagli Uffici giudiziari nel Distretto con il fondamentale ausilio di RID, Coordinatori degli Uffici Innovazione e Magrif, nell'utilizzo dell'applicativo per il processo penale telematico, sottolineando il “ruolo svolto dal Tavolo tecnico distrettuale sul Processo Penale Telematico, quale sede di monitoraggio, confronto e condivisione delle buone prassi”.

“È importante che la sperimentazione presso le Corti d’appello prenda avvio al più presto – ha affermato – utilizzando il periodo che precede l’obbligatorietà per verificare le funzionalità del sistema e superare le criticità”.

Nel percorso di innovazione si inserisce anche la collaborazione tra Corte d’Appello di Napoli e Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, che hanno istituito il Laboratorio per lo studio e le applicazioni pratiche dell’Intelligenza Artificiale nel settore giustizia, con l’obiettivo di approfondire gli strumenti autorizzati e le loro possibili concrete applicazioni.

“Non dobbiamo pensare a una giustizia meno umana perché utilizza più tecnologia. Dobbiamo utilizzare la tecnologia per liberare risorse e tempo da destinare alle persone che si rivolgono alla Giustizia, perché dietro ogni fascicolo ci sono persone", ha concluso.

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CORTE D'APPELLO DI NAPOLI - Digitalizzazione della Giustizia, Covelli: "Sicurezza dei dati, interoperabilità e centralità dei giudice le condizioni dell'innovazione"

di Redazione

03/10/2026 - 15:33

“La digitalizzazione della giustizia riguarda direttamente la fiducia dei cittadini nella giurisdizione, la tutela dei diritti e la capacità delle istituzioni di governare il patrimonio informativo prodotto dagli uffici giudiziari” così Maria Rosaria Covelli, portando il saluto della Corte d’Appello di Napoli al Convegno nazionale sulla digitalizzazione della Giustizia, promosso dal Centro Elettronico di Documentazione della Corte Suprema di Cassazione, in collaborazione con il Dipartimento per l'Innovazione tecnologica del Ministero della Giustizia, diretto da Antonella Ciriello.

La Presidente è intervenuta alla sessione “Giustizia digitale – interoperabilità, banche dati e sicurezza nell’epoca dell’IA”.

“La digitalizzazione – ha affermato - investe il modo in cui vengono esercitate delle funzioni fondamentali dello Stato. Dunque, deve innestarsi nel quadro della nostra Costituzione e della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. Riguarda innanzitutto i principi di autonomia, indipendenza e imparzialità, presidiati dal Csm e, sul piano dell'organizzazione, dal Ministero della Giustizia, ma che ogni magistrato, giudice togato e onorario deve attuare in concreto con competenza, formazione e responsabilità, ma riguarda direttamente anche gli articoli 24 e 111 della Costituzione, relativi al diritto di difesa, al giusto processo, al contraddittorio e alla motivazione dei provvedimenti".

L’intelligenza artificiale può assistere il lavoro giudiziario, "ma non può sostituire la decisione del magistrato.

Questo principio trova una precisa affermazione nella legge 23 settembre 2025, n. 132 che stabilisce che siano riservate al magistrato le decisioni relative all’interpretazione e applicazione della legge, alla valutazione dei fatti e delle prove e all’adozione dei provvedimenti.

Il giudice deve poter verificare l’output prodotto dal sistema, correggerlo e, quando necessario, rifiutarlo. È una vera e propria riserva di decisione umana".

Tra le priorità individuate, la protezione dei dati e la sicurezza: “Gli uffici giudiziari trattano quotidianamente informazioni particolarmente delicate, relative a procedimenti civili e penali, salute, famiglia, minori, vittime di reato e condizioni personali e patrimoniali. La loro protezione è parte integrante della funzione giudiziaria” ha affermato, richiamando anche il valore di strumenti quali anonimizzazione e pseudonimizzazione, “che consentono di favorire la conoscibilità della giurisprudenza riducendo l’identificabilità delle persone”.

Altro tema centrale è stato quello dell’interoperabilità, intesa “come possibilità di consentire lo scambio delle informazioni, quando esiste una base giuridica e per una finalità determinata, tra soggetti autorizzati e attraverso infrastrutture sicure e centralizzate”.

Una parte dell’intervento è stata dedicata al percorso di digitalizzazione del settore civile e di quello penale nel Distretto della Corte d’Appello di Napoli.

Riguardo il settore civile "La tecnologia deve agevolare la mediabiità delle liti e quindi l’attuazione degli strumenti di conciliazione".

La Presidente ha poi rimarcato “lo sforzo compiuto dagli Uffici giudiziari nel Distretto con il fondamentale ausilio di RID, Coordinatori degli Uffici Innovazione e Magrif, nell'utilizzo dell'applicativo per il processo penale telematico, sottolineando il “ruolo svolto dal Tavolo tecnico distrettuale sul Processo Penale Telematico, quale sede di monitoraggio, confronto e condivisione delle buone prassi”.

“È importante che la sperimentazione presso le Corti d’appello prenda avvio al più presto – ha affermato – utilizzando il periodo che precede l’obbligatorietà per verificare le funzionalità del sistema e superare le criticità”.

Nel percorso di innovazione si inserisce anche la collaborazione tra Corte d’Appello di Napoli e Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, che hanno istituito il Laboratorio per lo studio e le applicazioni pratiche dell’Intelligenza Artificiale nel settore giustizia, con l’obiettivo di approfondire gli strumenti autorizzati e le loro possibili concrete applicazioni.

“Non dobbiamo pensare a una giustizia meno umana perché utilizza più tecnologia. Dobbiamo utilizzare la tecnologia per liberare risorse e tempo da destinare alle persone che si rivolgono alla Giustizia, perché dietro ogni fascicolo ci sono persone", ha concluso.